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venerdì 6 maggio 2016

QUAL'E' LA PIU' ANTICA ESPERIENZA DI PRE-MORTE?

La più antica “Esperienza di quasi morte” mai documentata



Resoconti di persone che hanno vissuto esperienze “vicino alla morte” sono state documentate fin dall'antichità. Tuttavia, la descrizione medica meno recente proviene da una relazione di un medico francese redatta nel 1740.

Il dottor Philippe Charlier, medico e archeologo ben noto in Francia per le sue indagini forensi sulla morte di personaggi storici, ha recentemente scoperto uno dei casi di Esperienza di Quasi Morte mai documentato.
Charlier ha casualmente scoperto il rapporto medico in un libro edito nel 1740 (“Anecdotes de Médecine”) acquistato per appena 1€ in un negozio di antiquariato.
“Ero interessato sono alla storia della medicina e alle pratiche mediche usate in passato, soprattutto nel 18° secolo”, racconta Charlier a Live Science. “Il libro in sé non è molto importante per la scienza medica, ma da punto di vista di uno storico, poter fare diagnosi retrospettiva su tali documenti è qualcosa di molti interessante”.
Il rapporto scovato da Charlier, redatto da Pierre-Jan du Monchaux, un medico militare del nord della Francia, riporta la descrizione di un’esperienza di quasi-morte vissuta da un famoso speziale (farmacista) di Parigi, il quale, dopo aver perso conoscenza, riferì di aver visto una luce così pura e intensa da fargli credere di essere stato in paradiso.
La vicenda racconta di un paziente affetto da una forte febbre sottoposto a vari salassi e colpito da una sincope. L’uomo rimase privo di sensi a lungo, ma quando si riprese confessò di aver visto “una luce così bianca ed assoluta, da pensare di essere nel Regno dei Beati”. Disse al dottore che ricordava una sensazione positiva; aggiunse persino di non aver mai vissuto nella sua intera vita un momento più bello. 
 Grande benessere, profonda pace: sarebbe proprio questa la caratteristica che si ripete più frequentemente durante una NDE. È la conclusione alla quale è arrivata l’equipe guidata dal neuro scienziato Steven Laureys, dell’Università di Liegi. Esaminando un campione significativo, i ricercatori hanno scoperto che indipendentemente da quanto doloroso possa essere stato il trauma subìto chi sperimenta quell’esperienza straordinaria dice di non aver provato alcuna sofferenza. Anzi, quasi tutti coloro che sono ritornati miracolosamente alla vita affermano di essersi trovati in uno stato di perfetta serenità.

Charlier ha confrontato l’esperienza descritta da Monchaux con la scala di Greyson, uno strumento sviluppato dal professore in psichiatria Bruce Greyson per misurare la profondità di un’esperienza di pre-morte (NDE) di un individuo e consentire uno studio uniforme del fenomeno.
La scala di Greyson presenta una serie di domande circa le percezioni che le persone riportano durante le esperienze di pre-morte, come l’alterata percezione dello scorrere del tempo, la revisione di vita e sentimenti di gioia. Un punteggio minimo di 7 su 32 punti è classificato come esperienza di pre-morte.
Anche se i dati nel libro sono pochi e limitati, Charlier ha potuto stabilire che l’esperienza del paziente parigino avrebbe segnato almeno 12 punti sulla scala di Greyson. Nel documento del 18° secolo, Monchaux ha anche confrontato le percezioni dello speziale con quelle di altre persone che hanno riferito esperienze simili causate da annegamento, ipotermia e impiccagione. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista medica Resuscitation.
Oggi, le esperienze di pre-morte rimangono ancora un argomento controverso, non riuscendo i ricercatori a trovare unanime consenso sulla loro natura. Sono almeno tre le “fazioni” scientifiche che si contendono la spiegazione reale su tale fenomeno.

Gli psicologi descrivono l’esperienza di pre-morte come un evento psicologico profondo, con elementi trascendenti e mistici, e che si verifica dopo una crisi pericolo per la vita. Le persone che sperimentano il fenomeno riportano sensazioni vivide e forti emozioni positive, provando la sensazione di aver lasciato il corpo, sperimentando un viaggio lungo un tunnel e incontrando persone care decedute.


I medici, invece, ritengono che tali esperienze siano dovute probabilmente alla mancanza di flusso di sangue e ossigeno al cervello, situazione che mette l’organismo in uno stato d’allerta e che provoca le tipiche sensazioni associate alle esperienze di pre-morte.
Infine, i sostenitori della Teoria Quantistica della Coscienza, elaborata dal dott. Stuart Hameroff, medico americano, e Sir Roger Penrose matematico e fisico britannico, ritengono che le esperienze di pre-morte siano l’indizio sensoriale di quello che la fisica quantistica sta solo ora cominciando a prendere consapevolezza: la coscienza umana è indipendente dalla materia (neuroni) ed è capace di sopravvivere all’evento morte.
“Con la morte, l’informazione quantistica (coscienza) non è distrutta, non può essere distrutta, ma viene riconsegnata al cosmo. Quando un paziente torna a vivere dopo una breve esperienza di morte, l’informazione quantistica torna a legarsi alla persona, facendole sperimentare i famosi casi di premorte”, spiega Hameroff al Daily Mail.

La grande portata di questa teoria è evidente: la coscienza umana, così intesa non si esaurisce nell’interazione tra i neuroni del nostro cervello, ma è un informazione quantistica in grado di esistere al di fuori del corpo a tempo indeterminato. Si tratta di quella che per secoli le religioni hanno definito “anima”.


Fonte: 
http://www.ilnavigatorecurioso.it
http://www.extremamente.it 


Approfondimenti: 
http://www.mednat.org/reincarnaz/premorte3.htm

giovedì 14 aprile 2016

SI RISVEGLIA DAL COMA. CI REGALA UN GRANDE MESSAGGIO PER L'UMANITA'

Quando Anita Moorjani arriva in ospedale in coma i dottori le avevano dato due ore di vita.
Incapace di muoversi, per un cancro che aveva devastato il suo corpo per circa 4 anni, Anita è entrata in un’altra dimensione, dove ha sperimentato una grande chiarezza, la comprensione della sua vita e lo scopo qui sulla terra. Le è stata data la possibilità di scegliere, se tornare in vita oppure no. Lei ha deciso di ritornare in vita quando ha realizzato che il paradiso è uno “stato” e non un “luogo”. Questo ha successivamente portato a un completo recupero della sua salute.
Autrice del libro “Morendo ho ritrovato me stessa”, Anita racconta di come fosse cosciente di tutto nonostante il coma, di aver incontrato il padre morto anni prima e di aver sentito un senso di unità con il tutto. In quella dimensione riusci inoltre a comprendere i motivi per cui era comparsa la malattia, legata ad avvenimenti della sua infanzia. La paura ed il bisogno di accettazione, avevano segnato il suo passato e condizionato la sua vita.

Ma la sua “avventura” in un’altra dimensione le ha permesso di comprendere tutto questo e di liberarsene, tornando ad una vita, questa volta piena di felicità.
Ecco le parole di Anita: “Una cosa che avvertivo mentre ero in questo stato di incredibile espansione, era che mi trovavo in un regno di chiarezza, dove capivo ogni cosa. Ho capito perché avevo il cancro. Ho capito che ero molto più grande e potente, tutti noi siamo più potenti di quanto pensiamo e crediasmo quando siamo nei nostri corpi fisici. Sentivo di essere in connessione con tutti, sentivo che condividevamo tutti la stessa coscienza. Era come se provassi quello che provavano loro, sentivo la sofferenza che provavano, ho provato anche la rassegnazione dei medici; allo stesso tempo però, non ero coinvolta emotivamente. Era come se al di fuori dei nostri corpi fisici, tutti noi, fossimo espressione della stessa consapevolezza. Ecco com’era”.
“Non volevo tornare in quel corpo malato, ma una volta comprese le cause del cancro, sapevo che se fossi tornata sarei guarita molto rapidamente. Nel momento in cui ho deciso di tornare, ho sentito la voce di mio padre e del mio migliore amico (entrambi morti anni prima) dirmi: Ora che sai chi sei veramente, torna indietro e vivi senza paura. E in quel momento mi sono risvegliata dal coma. Dopo 5 settimane fui dimessa dall’ospedale e andai a casa, ero completamente libera dal cancro. Da quel momento in avanti ho cambiato la mia visione del mondo”.
“Ecco come mi sento ora, come se esistesse molto di più di quanto crediamo o sperimentiamo. La nostra consapevolezza è come una torcia, quando illuminiamo qualcosa con la nostra consapevolezza, diventa realtà, diventa ciò di cui abbiamo esperienza. Può esserci qualcos’altro sotto il nostro naso, ma se la nostra torcia non lo illumina, non lo noteremo nemmeno, non ne saremo consapevoli”.
“Pensate a tutti i soldi spesi per le campagne di sensibilizzazione sulla questione cancro. Immaginate, invece, se impiegassimo soldi, energia e risorse per far capire alla gente quanto siano importanti nella vita il benessere, la gioia di vivere; se mettessimo tutti i nostri sforzi nella pace invece che nel fare la guerra. Avremmo un mondo molto diverso. E’ la nostra consapevolezza che deve cambiare. La cosa più importante che abbiamo, su cui focalizzare la consapevolezza, è l’amore; sopratutto bisogna amare se stessi. Più amate voi stessi, più amore avrete da dare alle altre persone. Vivere la vita senza paura è un altro fattore fondamentale e molto importante. Mentre il buonumore, la risata, la gioia sono più importanti di qualunque altra attività spirituale che possiate immaginare“.

Libri sul argomento: